La storia
di Flavio
Primo di sei figli, apprendista falegname a quindici anni, Campione del Mondo nel 1979. Un uomo forte che non faceva il bullo e non si tirava mai indietro.
Il ragazzo
di Bagnatica
Flavio nasce a Rocca del Colle, oggi Bagnatica, in provincia di Bergamo, il 27 ottobre 1950. È il primogenito di sei figli. Chi lo conosce da bambino ricorda una personalità forte, un viso tondo e solare, un rifiuto sincero per ogni ingiustizia.
A quindici anni vuole contare solo sulle proprie forze: sogna una Vespa color crema vista in una vetrina. Cerca lavoro e diventa apprendista falegname. Il mestiere gli piace e con il primo stipendio compra la moto dei suoi sogni.

«Non voleva farsi vedere che era di meno rispetto a loro.»
Sergio Mor Stabilini, compagno di squadra, nel libro
Sergio e Flavio cominciano insieme con il judo a Bagnatica, lui a quindici anni, Flavio a tredici. Poi il karate con Roberto Fassi e con Ennio Falsoni, nella squadra di punta dello Yamato Damashii.

Dal judo
al ring
Il karate tradizionale gli dà i primi titoli: campione italiano dei medi a Murano nel 1971 e, con il Karate Club Bergamo, il titolo a squadre a Roma. Ai mondiali di Sankukai di Montecarlo, nel 1976, segue il maestro Falsoni.
Poi arriva il karate Contact, il Full Contact. Ci trova il modo migliore di esprimere la sua forza: Campione Europeo nel 1978, Campione del Mondo in Florida nel 1979. Nel 1980 sale sul ring del Palalido di Milano contro Dominique Valera.

Una vita
di lavoro
La carriera sportiva è solo una parte della giornata. Flavio lavora come falegname, fa la guardia giurata alla Fidelitas e, la sera, il buttafuori in discoteca. I giornali del 1980 lo descrivono così: «guardia giurata e buttafuori in un night».
Nel libro, Donatella ricorda le serate al Simpaty, la discoteca dove Flavio era il buttafuori storico, e i turni della sicurezza. Ricorda anche una sera in cui due ragazzi cominciano ad azzuffarsi e lui li richiama subito all'ordine.


Un padre
Per Donatella, Flavio è prima di tutto il papà che le insegna a non mollare mai. Nel libro lo racconta nei gesti piccoli: le passeggiate nel bosco, le collane di margherite da intrecciare per la mamma, ogni anno un «viaggetto» in famiglia.
La sua morte improvvisa, in una notte di dovere, lascia un vuoto grande. Donatella lo cerca allora attraverso i ricordi e le testimonianze di chi lo ha conosciuto, e scopre un uomo che apparteneva anche agli altri: il campione, il Maestro, l'amico.
